In Italia i segnali di ripresa vengono dall’«Oro Rosso», il prodotto italiano più venduto nel mondo

Non è soltanto “Pummarola”

Foggia, Caserta e Potenza, al Centro Sud; Piacenza, Parma Ferrara al Centro Nord: in queste due aree geografiche si trasforma il 13% della produzione mondiale di pomodoro (circa 41.3 milioni di tonnellate). Si può dire che, in Italia, l’«Oro Rosso» fattura più di … quello giallo. Il comparto è uno dei settori che può trainare il “Bel Paese” fuori dalla crisi, attestandosi al terzo posto mondiale dietro i colossi Usa e Cina.

Il trend di trasformazione/esportazione, infatti, cresce costantemente a partire dal 2014. Questi dati sono in possesso di coltivatori, produttori e trasformatori: ecco perché le aree geografiche di coltivazione della “pummarola” crescono sempre di più.

Il primato della trasformazione spetta al Meridione. Infatti su un totale di circa 73.000 ettari messi a coltura – nelle province citate –  poco più della metà del pomodoro (2,72 milioni di tonnellate) è stata trasformata nel bacino del Centro Sud; l’altra metà (2,68 milioni di tonnellate) nel distretto del Nord Italia.

Le sole aziende associate all’Anicav (Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali) hanno lavorato circa il 50% di tutto il pomodoro trasformato in Italia, rappresentando oltre i due terzi della produzione delle industrie private di trasformazione italiane.

Il comparto meridionale ha numeri imponenti. Conta 10.000 lavoratori fissi e 30.000 stagionali. Nel 2013 il fatturato del comparto è stato di circa 2,3 miliardi, più del 60% del fatturato nazionale.

«La crescita del settore non riguarda solo il mercato estero» spiega Gaetano Torrente titolare della ditta Torrente, nata nel 1965, che trasforma 600 mila quintali di pomodoro all’anno ed ha sede in Campania. I pomodorini “Torrente “sono un autentico “must” sulle tavole dei campani.

«Sul fronte interno, infatti – prosegue Torrente -, il consumatore è sempre più attento a scegliere prodotti rigorosamente Made in Italy».

Per l’export si registrano numeri da vero boom. Non solo per la tradizionale passata di pomodoro, ma anche per tutti i derivati.

« I nostri pomodorini – continua Gaetano Torrente – hanno avuto un grandissimo incremento sia sulle tavole degli italiani che su quelle di tutta Europa».

I dati danno ragione all’ imprenditore campano.  Il consumo di derivati, aumenta complessivamente del 5,8% in volume e dell’8,7% in valore, rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente. Lo rilevano i dati Istat sull’export del primo semestre 2015, secondo cui il pelato, intero e non intero, rappresenta il 48,3% di tutto l’export dei derivati del pomodoro, confermandosi il prodotto italiano più amato all’estero.

«Per ciò che riguarda la Campania – aggiunge Michele Carbone della ditta omonima che ha sede in San Valentino Torio, nell’Agro Nocerino-Sarnese, regno una volta del pomodoro San Marzano, oggi invece coltura principale della Capitanata a Foggia  -, il consumatore ha un autentico culto del pomodoro e si orienta sempre più su percorsi enogastronomici di qualità assoluta. E le nostre aziende devono stare al passo per non perdere fette di mercato. Noi ad esempio abbiamo scelto di conservare il prodotto del classico barattolo di vetro perché il primo atto del mangiare si fa con gli occhi».

La Carbone ha lanciato quest’anno il pomodorino giallo: un prodotto che si può consumare direttamente dal … “buccaccio”.

Ma quali sono le nazioni che più consumano il pomodoro italiano?

In testa c’è la Germania (i tedeschi sanno dove comprare quando si tratta di guardare alla qualità del food, ndr) con il 19% . Poi il Regno Unito con il 15% (non ci sono ancora i problemi di ingresso nel paese a seguito della Brexit); la Francia con il 7%; gli Stati Uniti con il 6 per cento; il Giappone con una quota del 5,8%.

Nel 2015 le vendite di conserve di pomodoro e pelati italiani sui mercati esteri hanno  raggiunto la cifra record di oltre 1,5 miliardi di euro, a fronte di importazioni equivalenti a 157 milioni di euro.

Il trend di crescita dell’ «Oro Rosso» riguarda anche la produzione del comparto cosiddetto biologico. Nel 2015 c’è un incremento di 548 ettari di terreno (più 42% rispetto al precedente dato 2014).

Insomma il settore cresce, è trainante per l’economia italiana ed è uno dei fiori all’occhiello di quella campana. E neanche le polemiche sul presunto inquinamento del territorio, ferma una progressione strutturale imponente.

«Terra dei fuochi? Luogo comune che va combattuto con tutte le nostre forze – concludono Torrente e Carbone -. Il nostro prodotto è buono, controllato dal seme alla pianta, dal frutto alla trasformazione».

Insomma: non chiamatela più soltanto «pummarola».

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