Negli ultimi tempi, si assiste in Europa a un fenomeno che sembrava ormai appartenere al passato: il ritorno dello Stato in veste di attore diretto nell’economia, non solo come regolatore o garante dell’equilibrio sociale, ma come vero e proprio imprenditore. Questo cambiamento, accelerato da crisi sistemiche come la pandemia, la guerra in Ucraina e la transizione energetica, rappresenta una svolta che segna la fine dell’egemonia neoliberista che aveva caratterizzato le politiche economiche europee …

Il nuovo paradigma si manifesta in forme diverse: partecipazioni pubbliche in settori strategici, fondi sovrani nazionali, interventi diretti in filiere industriali considerate critiche per la sovranità tecnologica e produttiva, sostegno all’innovazione tramite politiche industriali mirate. Questa rinascita del ruolo dello Stato non è tuttavia un ritorno nostalgico al dirigismo del Novecento, quanto piuttosto una risposta adattiva alle nuove sfide globali, che richiedono capacità di visione, flessibil…

Nel dibattito economico, il concetto di “Stato imprenditore”, teorizzato da economisti come Mariana Mazzucato, ha acquisito nuova centralità. L’idea che lo Stato possa e debba assumersi rischi dove il mercato non investe, fungendo da catalizzatore per l’innovazione e la crescita sostenibile, è oggi oggetto di attenzione sia accademica che politica.

Tuttavia, il ritorno dello Stato sul palcoscenico economico europeo pone anche interrogativi rilevanti in termini di efficienza, trasparenza e concorrenza. Vi è il rischio concreto che l’intervento pubblico si traduca in sprechi, allocazioni distorte o forme di protezionismo che minano la competitività e l’integrazione del mercato unico. Inoltre, resta aperta la questione della governance: quali soggetti decidono le priorità strategiche? Con quali strumenti viene misurato l’impatto sociale ed economico…

È necessario pertanto costruire una nuova grammatica dell’intervento pubblico, capace di coniugare audacia e responsabilità, visione e controllo, innovazione e inclusività. In un’epoca di grandi transizioni, il ruolo dello Stato come facilitatore, garante e innovatore non è più un’opzione ideologica, ma una necessità strutturale per garantire competitività, coesione e sostenibilità all’economia europea.